La chirurgia è spesso l’unica soluzione radicale per questo tipo di patologie, anche se nei casi indicati essa può essere preceduta o seguita da chemio e/o radioterapia.

La prognosi in queste patologie è strettamente correlata con la precocità della diagnosi. Al minimo sospetto quindi è bene farsi visitare perché l’individuazione precoce della malattia è l’arma migliore che abbiamo tutt’oggi a disposizione per combattere contro le neoplasie. Il fumo di sigaretta e l’alcool sono i due principali fattori di rischio riconosciuti per il carcinoma del cavo orale.

La terapia chirurgica non è cambiata concettualmente nel corso degli anni: bisogna in ogni caso eliminare la neoformazione patologica in margini sani e di sicurezza biologica, insieme, se indicato, con le stazioni linfonodali di afferenza.

Ciò che è cambiato negli ultimi anni è stato l’avvento di nuove possibilità ricostruttive, che hanno permesso di arrivare a livelli di radicalità oncologica nella fase demolitiva non raggiungibili in passato. La ricostruzione è oggi nella gran parte dei casi affidata alla microchirurgia, che permette, con l’utilizzo di lembi liberi rivascolarizzati, un buon ripristino morfo-funzionale delle strutture asportate. Si tratta di lembi ossei (perone, cresta iliaca, scapola) o muscolo-cutanei (muscolo retto dell’addome, radiale), che vengono prelevati dalla loro sede dopo avere individuato il loro peduncolo vascolare. Quest’ultimo viene poi anastomizzato con tecniche microchirurgiche ai vasi disponibili a livello del collo e della faccia, consentendo quindi una rivascolarizzazione del lembo. La modellazione di questi lembi permette riabilitazioni morfo-funzionali migliori rispetto al passato.