Che cos’è?
La chirurgia ortognatica è la branca della chirurgia maxillo-facciale che ha come obiettivo il corretto rapporto dento-scheletrico tra mascellare e mandibola. Sebbene l’occlusione e la funzione dell’articolazione temporo-mandibolare abbiano un ruolo chiave nella programmazione dell’intervento, oggi i fattori estetici e psicologici legati alla malformazione dento-scheletrica facciale rivestono un ruolo preminente.

Perché fare l’intervento?
I motivi che spingono all’intervento possono essere sia estetici che funzionali. Le alterazioni funzionali correlate ad una malocclusionedento-scheletrica sono problemi masticatori, dolore e rumori a livello delle articolazioni temporo-mandibolari, asimmetrie facciali, dolori cronici alla mandibola e al collo e cefalee, difficoltà respiratorie durante il sonno (Sindrome delle apnee ostruttive nel sonno), incapacità a chiudere le labbra e a deglutire.

Bisogna fare ortodonzia prima?
Prima di potersi sottoporre all’intervento di riposizionamento delle basi scheletriche mascellare e mandibolare, è necessaria una corretta terapia ortodontica prechirurgica. Quest’ultima ha il compito di preparare alla chirurgia ortognatica ed ha obiettivi diversi (spesso opposti) rispetto alla ortodonzia tradizionale.

Quando si presenta una malocclusione, ci si deve innanzitutto porre una domanda: essa dipende dai denti o dall’osso sottostante?
Se c’è esclusivamente un coinvolgimento dentario, allora l’ortodonzia classica trova il suo campo di applicazione.
Se al contrario la malocclusione è secondaria ad una crescita abnorme delle ossa mandibolare o mascellare sia in eccesso che in difetto, allora è un grave errore (purtroppo frequente) quello di cercare di “far chiudere i denti” cercando un compenso occlusale. Lo scopo dell’ortodonzia prechirurgica è invece proprio quello di decompensarei compensi occlusali instauratisi nel tempo o per pregresse incongrue terapie. Per far ciò vengono trattate le arcate dentarie superiore ed inferiore come se fossero indipendenti tra loro e gli spostamenti dentari vengono programmati su modelli in gesso. Solo quando i modelli in gesso delle due arcate vanno in perfetta occlusione tra loro, indipendentemente da quale sia la momentanea occlusione in bocca, si può eseguire l’intervento chirurgico.

In cosa consiste l’intervento?
L’intervento chirurgico può coinvolgere sia il mascellare superiore sia la mandibola oppure uno solo di essi. Consiste nella mobilizzazione mediante osteotomie standard del mascellare e/o della mandibola e nel loro riposizionamento secondo un corretto rapporto occlusale ed estetico. Viene totalmente eseguito per via intraorale ed ha una durata totale di circa due ore. Il periodo di ospedalizzazione è di circa 2-3 giorni dopo l’intervento. Non si ricorre più, se non in casi eccezionali, al bloccaggio intermascellare perché i mezzi di sintesi rigida introdotti per stabilizzare le ossa osteotomizzate consentono una mobilizzazione precoce. Il paziente può quindi alimentarsi e parlare già dal giorno successivo all’intervento chirurgico. Il massimo del gonfiore si ha a 24-48 ore ed il risultato definitivo può essere apprezzato a tre o quattro settimane dall’intervento.

Spesso questo tipo di intervento viene associato ad altre procedure, dette ancillari, che hanno l’obiettivo di migliorare il risultato estetico. Tra esse vi sono la genioplastica, la settorinoplastica, le protesi zigomatiche o mentali, il rimodellamento degli angoli mandibolari, la liposuzione submentale.