Esistono diverse tecniche per operare il setto nasale. Quella più classica prevede l’innalzamento della mucosa da entrambi i lati del setto nasale in modo da esporre la porzione cartilaginea e quella ossea del setto stesso. In seguito si asporta o rimodella la porzione deviata, conservando sempre una struttura a forma di “L” nella parte più anteriore ed inferiore del setto che ha una funzione fondamentale di sostegno. L’ultima fase prevede il riavvicinamento delle mucose di destra e di sinistra l’una contro l’altra.

Il modo più facile e comodo per il chirurgo di portare a termine questa fase è l’inserimento dei tamponi nasali, che riempiono le fosse nasali e spingono le mucose verso il centro. Questi ultimi sono di diverso materiale: un po’ in disuso il “Clauden”, ossia la lunga garza gialla che veniva ripiegata più volte per tamponare il naso, mentre è molto diffuso l’utilizzo del “Merocel”, un tampone in spugna. Quest’ultimo è molto semplice da inserire e va benissimo in situazioni di urgenza per tamponare epistassi.

Presenta però un difetto: una volta entrato nella fossa nasale si gonfia con le secrezioni nasali e non si toglie con la stessa facilità con cui si inserisce. Le espressioni aneddotiche più comuni riferite dai pazienti che hanno subito lo stamponamento sono: “mi hanno tolto il cervello dal naso”, “sono svenuto”, “un terribile effetto stantuffo”, “l’esperienza più brutta della mia vita”. Ancora oggi molti pazienti evitano di sottoporsi all’intervento di rinosettoplastica a causa della paura dei tamponi.

Ma i tamponi sono proprio necessari?

Esistono oggi valide alternative all’utilizzo dei tamponi. Il metodo più semplice è quello di sostituirli con una lamina in silicone inserita ai due lati del setto nasale e bloccata con un punto transfisso. Ma è addirittura possibile non mettere nulla nelle fosse nasali. Basta infatti suturare a materassaio il setto nasale con un punto riassorbibile. Immaginiamo una macchina da cucire che passi da davanti a dietro nella fossa nasale da un lato all’altro del setto nasale e che alla fine di questa cucitura le mucose restino attaccate al centro: a che servono i tamponi?

Questa cucitura non è semplicissima da realizzare soprattutto nella parte posteriore del naso, richiede manualità ed esperienza e ritarda di circa 10 minuti la conclusione dell’intervento, ma assicura senza dubbio un migliore confort al paziente.

In pochissimi casi potrebbe essere necessario inserire una piccola garza per il sanguinamento, ma, se non si fanno lesioni della mucosa durante lo scollamento del setto nasale ed il paziente non presenta disturbi della coagulazione del sangue, si tratta di una evenienza molto rara.

Nella mia esperienza ho inserito per anni solo una garza grassa all’interno del naso dopo l’intervento di rinosettoplastica, ma da circa due anni (circa 300 interventi) non ho mai più inserito tamponi o similari.

Allora si respira bene già immediatamente dopo l’intervento?

Non è esattamente così: le secrezioni, le croste e qualche coagulo nella prima settimana impediscono una corretta respirazione. Con i lavaggi nasali però viene gradualmente recuperata la pervietà delle fosse nasali e la respirazione ideale si raggiunge a circa trenta giorni dall’intervento.

Dott. Marianetti Tito Matteo

Specialista in Chirurgia Maxillo-Facciale