he si intende per settorinoplastica di revisione?
Per settorinoplastica di revisione si intende il dover rimettere le mani chirurgicamente su un naso già operato per residui problemi estetici o funzionali. Si parla di settorinoplastica secondaria se si è subito un solo intervento precedente, terziaria se due interventi, quaternaria se tre, e così via.

E’ frequente?
Purtroppo capita sempre più frequentemente il dover rioperare pazienti già sottoposti ad intervento di settorinoplastica. Il problema principale per cui i pazienti non sono soddisfatti del primo intervento è l’innaturalità del proprio naso in seguito all’intervento, il cosiddetto aspetto di naso “rifatto”, che tanto andava di moda 20-30 anni fa, ma che è da proscrivere al giorno d’oggi.

E’ più semplice tecnicamente del primo intervento?
No! La settorinoplastica secondaria prevede una competenza ed un’esperienza elevate. Il principale problema è che l’anatomia è sovvertita dal primo intervento ed è spesso necessario un vero e proprio intervento di ricostruzione anatomica delle strutture osteocartilaginee nasali per poter ridare al naso un aspetto piacevole, naturale e funzionale. A volte durante la settorinoplastica primaria qualche chirurgo toglie troppa cartilagine sia a livello del setto che delle cartilagini. Ciò può portare a due problemi: il primo è estetico-funzionale, in quanto per esempio una resezione eccessiva delle cartilagini alari porta ad un pinzamento della punta nasale ed ad una insufficienza della valvola nasale esterna, con conseguente difficoltà respiratoria; il secondo è che nella settorinoplastica di revisione non si ha a disposizione la cartilagine nasale per gli innesti necessari a ricostruire il naso e a riparare i danni. E’ allora spesso necessario ricorrere al prelievo di cartilagine dalla conca auricolare (con una piccola incisione dietro l’orecchio senza alcuna deformità residua dell’orecchio) oppure far ricorso al prelievo di cartilagine costale.

E se c’è una perforazione del setto nasale?
La perforazione del setto nasale è quanto di più complesso ci sia da trattare nella chirurgia del naso. A causa dei vortici che si creano nelle fosse nasali quando essa è presente, si associa a grave difficoltà respiratoria nasale. Essa riconosce principalmente due cause: la prima e la più comune è quella iatrogena (ossia conseguente a pregressi interventi chirurgici), la seconda è connessa all’uso di cocaina o di vasocostrittori nasali. È possibile chiudere perforazioni anche di 3-4 cm di diametro con tecniche molto complesse che richiedono un intervento ci almeno due ore.

Approccio chiuso o open?
Le tecniche a disposizione per la correzione estetico-funzionale della piramide nasale sono numerose ed in continua evoluzione. Gli approcci chirurgici utilizzati sono fondamentalmente di 2 tipi: aperto o chiuso. La rinoplastica chiusa si basa su incisioni effettuate a livello della mucosa interna del naso. In questo tipo di intervento il chirurgo “sente” con le sue mani le strutture osteocartilaginee del naso e le modifica. La rinoplastica aperta o “open” prevede invece una piccola incisione in corrispondenza della columella (unità anatomica che unisce il labbro superiore con la punta del naso). Attraverso essa, vengono esposte le strutture osteocartilaginee del naso, che possono quindi essere modificate sotto visione diretta ed in assenza di distorsioni. Ciò che è cambiato nella chirurgia del setto e della piramide nasale negli ultimi 50 anni è la filosofia dell’approccio chirurgico: da demolitivo a ricostruttivo, da sottrattivo ad additivo. Se circa 20 anni fa potevano essere considerati “belli” i nasi in cui si riconosceva nettamente la mano del chirurgo, oggi è universalmente riconosciuto che l’opera del chirurgo è stata adeguata quando non si vede che il naso “è rifatto”. In quest’ottica si è universalmente diffuso l’approccio open, che esalta l’aspetto architettonico ed anatomico della chirurgia nasale, permettendo di coniugare al meglio l’estetica con la funzione.
Nel caso della settorinoplastica secondaria, a meno che non si tratti di difetti molto lievi, è quasi sempre necessaria l’approccio open.
L’intervento si esegue in anestesia generale?
Si. Sebbene in alcuni casi sia possibile ricorrere all’anestesia locale e questo possa variare dalle preferenze del chirurgo e del paziente, è a nostro parere consigliabile l’anestesia generale.

I tamponi nasali fanno paura?
Grazie ad una sutura particolare del setto, il tamponamento ha oggi un ruolo molto meno importante che in passato ed i chirurghi più aggiornati non utilizzano più un “fitto” tamponamento delle fosse nasali che poi risultava particolarmente fastidioso alla sua rimozione. Oggi si utilizzano o piccole lamine in silicone messe a contatto con il setto nasale oppure piccole garze grasse. In ogni caso il paziente non sente dolore né fastidio al momento dello tamponamento.

L’obiettivo del chirurgo?
Coincide normalmente con quello del paziente e consiste nel realizzare la settorinoplastica con il duplice scopo di far respirare il paziente e di conseguire un risultato naturale. I nasi “standard”, “chirurgici”, “alla francese”, “con la punta molto all’in su” o con la punta stretta e pinzata, dovrebbero ormai costituire un ricordo del passato e non dovrebbero essere mai realizzati neanche su richiesta del paziente. L’obiettivo deve essere quello di raggiungere un’armonia facciale e una naturalità che corrisponda ad un naso bello, ma non dall’aspetto rifatto. Nel caso della rinoplastica di revisione non è sempre possibile ottenere un risultato perfetto, a causa dell’alterazione anatomica e cicatriziale provocata da pregressi interventi. E’ tuttavia sempre possibile un miglioramento estetico e funzionale.