Non solo naso

RINOPLASTICA

Settorinoplastica

Durata intervento >60-120 min / Anestesia > generale

La settorinoplastica è considerata universalmente la regina della chirurgia plastica facciale. Questo sia per la difficoltà dell’intervento chirurgico sia per l’impatto che può avere sull’estetica del viso. Nella chirurgia nasale si tende spesso ad operare una netta distinzione tra l’estetica e la funzione, ma nella pratica clinica è spesso impossibile correggere l’una trascurando l’altra. Per esempio, un naso torto dipende spesso da un setto deviato e sarebbe impensabile correggere l’alterazione estetica senza effettuare una settoplastica funzionale. Viceversa, un naso dal dorso molto alto e stretto implica la presenza di una stenosi a livello della valvola nasale interna e non è possibile occuparsi della funzione senza alterare l’estetica.   La rinoplastica aperta o “open” è la moderna tecnica utilizzata dal Dott. Marianetti in tutti i suoi interventi:  viene eseguita una piccola incisione in corrispondenza della columella (unità anatomica che unisce il labbro superiore con la punta del naso) e, attraverso essa, vengono esposte le strutture osteocartilaginee del naso, che possono quindi essere modificate sotto visione diretta ed in assenza di distorsioni. Ciò che è cambiato nella chirurgia del setto e della piramide nasale negli ultimi 50 anni è la filosofia dell’approccio chirurgico: da demolitivo a ricostruttivo, da sottrattivo ad additivo. Se circa 20 anni fa potevano essere considerati “belli” i nasi in cui si riconosceva nettamente la mano del chirurgo, oggi è universalmente riconosciuto che l’opera del chirurgo è stata adeguata quando non si vede che il naso “è rifatto”. In quest’ottica si è universalmente diffuso l’approccio open, che esalta l’aspetto architettonico ed anatomico della chirurgia nasale, permettendo di coniugare al meglio l’estetica con la funzione. Questo concetto è sempre più enfatizzato soprattutto dagli Autori Americani, che hanno fatto della “Open structurerhinoplasty” il principio inspiratore della rinochirurgia.  I vantaggi dell'approccio open sono la possibilità di definire le deformità anatomiche sotto diretta ispezione della impalcatura osteocartilaginea, di effettuare la loro correzione in assenza di distorsioni e le garanzie maggiori di risultato. Questi vantaggi spiegano il perché tale approccio sia ormai utilizzato dalla stragrande maggioranza dei chirurghi nasali Americani.Gli svantaggi dell’approccio open sono la piccola cicatrice columellare (che di regola scompare entro i 6 mesi dall’intervento) ed un gonfiore post-operatorio della punta nasale maggiore rispetto all’approccio chiuso.   L’intervento si esegue in anestesia generale? Si. Sebbene in alcuni casi sia possibile ricorrere all’anestesia locale e questo possa variare dalle preferenze del chirurgo e del paziente, è consigliabile l’anestesia generale.   I tamponi nasali sono necessari? La risposta è no. Grazie ad una sutura particolare del setto, utilizzata dal Dottor Marianetti e denominata "sutura a materasso" non è più indispensabile l'applicazione dei fastidiosi tamponi post operatori,  garantendo al paziente un decorso post-operatorio senza dolori e fastidi.   Quanto tempo dura la convalescenza dopo l’intervento? La dimissione avviene normalmente il giorno dopo l’intervento con una sola notte di degenza. I tamponi vengono rimossi il giorno dopo l’intervento o al massimo dopo due o tre giorni. Sul naso viene applicata una mascherina nasale rigida che viene rimossa insieme ai punti di sutura columellari (sotto la punta del naso) a sette giorni dal’’intervento. Dopo la rimozione della mascherina, verranno applicati dei cerotti sul dorso nasale per una o due settimane. Questi cerotti sono necessari per riadattare la pelle sulla nuova struttura osteo-cartilaginea creata con l’intervento. Il naso rimane edematoso (gonfio) per una o due settimane. Il risultato definitivo si può apprezzare solo a tre o quattro mesi di distanza dall’intervento.   L’obiettivo del chirurgo? Coincide normalmente con quello del paziente e consiste nel realizzare la settorinoplastica con il duplice scopo di far respirare il paziente e di conseguire un risultato naturale. I nasi “standard”, “chirurgici”, “alla francese”, “con la punta molto all’in su” o con la punta stretta e pinzata, dovrebbero ormai costituire un ricordo del passato e non dovrebbero essere mai realizzati neanche su richiesta del paziente. L’obiettivo deve essere quello di raggiungere un’armonia facciale e una naturalità che corrisponda ad un naso bello, ma non dall’aspetto rifatto
Settorinoplastica di revisione

Durata intervento > 120-180 min / Anestesia > generale

Che si intende per settorinoplastica di revisione? Per settorinoplastica di revisione si intende il dover rimettere le mani chirurgicamente su un naso già operato per residui problemi estetici o funzionali. Si parla di settorinoplastica secondaria se si è subito un solo intervento precedente, terziaria se due interventi, quaternaria se tre, e così via.   E’ frequente? Purtroppo capita sempre più frequentemente il dover rioperare pazienti già sottoposti ad intervento di settorinoplastica. Il problema principale per cui i pazienti non sono soddisfatti del primo intervento è l’innaturalità del proprio naso in seguito all’intervento, il cosiddetto aspetto di naso “rifatto”, che tanto andava di moda 20-30 anni fa, ma che è da proscrivere al giorno d’oggi.   E’ più semplice tecnicamente del primo intervento? No! La settorinoplastica secondaria prevede una competenza ed un’esperienza elevate. Il principale problema è che l’anatomia è sovvertita dal primo intervento ed è spesso necessario un vero e proprio intervento di ricostruzione anatomica delle strutture osteocartilaginee nasali per poter ridare al naso un aspetto piacevole, naturale e funzionale. A volte durante la settorinoplastica primaria qualche chirurgo toglie troppa cartilagine sia a livello del setto che delle cartilagini. Ciò può portare a due problemi: il primo è estetico-funzionale, in quanto per esempio una resezione eccessiva delle cartilagini alari porta ad un pinzamento della punta nasale ed ad una insufficienza della valvola nasale esterna, con conseguente difficoltà respiratoria; il secondo è che nella settorinoplastica di revisione non si ha a disposizione la cartilagine nasale per gli innesti necessari a ricostruire il naso e a riparare i danni. E’ allora spesso necessario ricorrere al prelievo di cartilagine dalla conca auricolare (con una piccola incisione dietro l’orecchio senza alcuna deformità residua dell’orecchio) oppure far ricorso al prelievo di cartilagine costale.   E se c’è una perforazione del setto nasale? La perforazione del setto nasale è quanto di più complesso ci sia da trattare nella chirurgia del naso. A causa dei vortici che si creano nelle fosse nasali quando essa è presente, si associa a grave difficoltà respiratoria nasale. Essa riconosce principalmente due cause: la prima e la più comune è quella iatrogena (ossia conseguente a pregressi interventi chirurgici), la seconda è connessa all’uso di cocaina o di vasocostrittori nasali. È possibile chiudere perforazioni anche di 3-4 cm di diametro con tecniche molto complesse che richiedono un intervento ci almeno due ore.   Approccio chiuso o open? Nel caso della settorinoplastica secondaria, a meno che non si tratti di difetti molto lievi, è quasi sempre necessaria l’approccio open.   L’intervento si esegue in anestesia generale? Si. Sebbene in alcuni casi sia possibile ricorrere all’anestesia locale e questo possa variare dalle preferenze del chirurgo e del paziente, è consigliabile l’anestesia generale.

CHIRURGIA MAXILLO FACCIALE

Chirurgia Ortognatica

Durata intervento > 120-240 min / Anestesia > generale

La chirurgia ortognatica è la branca della chirurgia maxillo-facciale che ha come obiettivo il corretto rapporto dento-scheletrico tra mascellare e mandibola. Sebbene l’occlusione e la funzione dell’articolazione temporo-mandibolare abbiano un ruolo chiave nella programmazione dell’intervento, oggi i fattori estetici e psicologici legati alla malformazione dento-scheletrica facciale rivestono un ruolo preminente.   Perché fare l’intervento? I motivi che spingono all’intervento possono essere sia estetici che funzionali. Le alterazioni funzionali correlate ad una malocclusionedento-scheletrica sono problemi masticatori, dolore e rumori a livello delle articolazioni temporo-mandibolari, asimmetrie facciali, dolori cronici alla mandibola e al collo e cefalee, difficoltà respiratorie durante il sonno (Sindrome delle apnee ostruttive nel sonno), incapacità a chiudere le labbra e a deglutire.   Bisogna fare ortodonzia prima? Prima di potersi sottoporre all’intervento di riposizionamento delle basi scheletriche mascellare e mandibolare, è necessaria una corretta terapia ortodontica prechirurgica. Quest’ultima ha il compito di preparare alla chirurgia ortognatica ed ha obiettivi diversi (spesso opposti) rispetto alla ortodonzia tradizionale. Quando si presenta una malocclusione, ci si deve innanzitutto porre una domanda: essa dipende dai denti o dall’osso sottostante? Se c’è esclusivamente un coinvolgimento dentario, allora l’ortodonzia classica trova il suo campo di applicazione. Se al contrario la malocclusione è secondaria ad una crescita abnorme delle ossa mandibolare o mascellare sia in eccesso che in difetto, allora è un grave errore (purtroppo frequente) quello di cercare di “far chiudere i denti” cercando un compenso occlusale. Lo scopo dell’ortodonzia prechirurgica è invece proprio quello di decompensare i compensi occlusali instauratisi nel tempo o per pregresse incongrue terapie. Per far ciò vengono trattate le arcate dentarie superiore ed inferiore come se fossero indipendenti tra loro e gli spostamenti dentari vengono programmati su modelli in gesso. Solo quando i modelli in gesso delle due arcate vanno in perfetta occlusione tra loro, indipendentemente da quale sia la momentanea occlusione in bocca, si può eseguire l’intervento chirurgico.   In cosa consiste l’intervento? L’intervento chirurgico può coinvolgere sia il mascellare superiore sia la mandibola oppure uno solo di essi. Consiste nella mobilizzazione mediante osteotomie standard del mascellare e/o della mandibola e nel loro riposizionamento secondo un corretto rapporto occlusale ed estetico. Viene totalmente eseguito per via intraorale ed ha una durata totale di circa due ore. Il periodo di ospedalizzazione è di circa 2-3 giorni dopo l’intervento. Non si ricorre più, se non in casi eccezionali, al bloccaggio intermascellare perché i mezzi di sintesi rigida introdotti per stabilizzare le ossa osteotomizzate consentono una mobilizzazione precoce. Il paziente può quindi alimentarsi e parlare già dal giorno successivo all’intervento chirurgico. Il massimo del gonfiore si ha a 24-48 ore ed il risultato definitivo può essere apprezzato a tre o quattro settimane dall’intervento.   Spesso questo tipo di intervento viene associato ad altre procedure, dette ancillari, che hanno l’obiettivo di migliorare il risultato estetico. Tra esse vi sono la genioplastica, la settorinoplastica, le protesi zigomatiche o mentali, il rimodellamento degli angoli mandibolari, la liposuzione submentale.
Chirurgia delle ghiandole salivari

Durata intervento > 60-180 min / Anestesia > generale

  Quante e quali sono le ghiandole salivari? Le ghiandole salivari si dividono in maggiori e minori. Le minori sono moltissime, delle dimensioni di piccoli granelli e sono dislocate in tutta la mucosa della bocca. Le ghiandole salivari maggiori sono invece 3 per lato e comprendono la ghiandola parotide, la ghiandola sottomandibolare e la sottolinguale. Qual è la patologia più comune? Le ghiandole salivari maggiori sono spesso colpite da patologia infiammatoria spesso su base litiasica (calcoli) o da neoformazioni che si sviluppano nel loro contesto. La ghiandola parotide è spesso interessata dalla formazione di tumori benigni quali l’adenoma pleomorfo o il tumore di Whartin. I calcoli coinvolgono più frequentemente la ghiandola sottomandibolare.   In cosa consiste la terapia? Dipende dal singolo caso. E’ comunque spesso prevista l’asportazione chirurgica della ghiandola (scialoadenectomia). L’intervento sulla ghiandola parotide deve tenere conto che essa è attraversata dal nervo facciale, che è il nervo che dà la motilità a tutta la faccia. Per preservare tutte le branche di questo nervo è indispensabile vederlo e seguirlo dalla sua emergenza fino ai rami più periferici. La neoformazione può essere sia al di sopra del nervo facciale (superficiale) sia al di sotto di esso (profonda). Nel primo caso (più frequente) è necessario eseguire una parotidectomia superficiale, nel secondo caso una parotidectomia profonda.
Traumatologia maxillo Facciale

Durata intervento > 60-240 min / Anestesia > generale

Le fratture del distretto maxillo-facciale sono molto frequenti e richiedono un trattamento specialistico. Esse possono interessare in maniera isolata o combinata diverse ossa componenti lo scheletro facciale. Le più frequenti sono le fratture delle ossa nasali, le fratture del complesso orbito-maxillo-zigomatico con possibile o isolato coinvolgimento del pavimento orbitario (blow out) e le fratture mandibolari. Tra queste ultime le fratture più frequenti riguardano il condilo mandibolare, la regione dell’angolo mandibolare e della parasinfisi. Altre fratture comprendono le fratture del mascellare superiore (tipo Le Fort I, Le Fort II o Le Fort III), le fratture del frontale, le fratture isolate dell’arco zigomatico, quelle della parete mediale dell’orbita e dell’apice orbitario.   La sintomatologia è varia e dipende dal tipo di frattura. Le fratture del complesso orbito-maxillo-zigomatico si caratterizzano per l’edema ecchimotico (gonfiore con raccolte di sangue sottocutanee), che all’inizio può mascherare la deformità estetica sottostante. Se sono associate a frattura del pavimento orbitario è spesso presente diplopia (visione doppia). In caso di fratture mascellari o mandibolari scomposte vi è nella maggior parte dei casi un’alterazione dell’occlusione.   Il trattamento deve essere attuato tempestivamente e comunque non oltre 15 giorni da trauma per evitare il consolidamento in posizione viziata dei monconi fratturativi. Il trattamento di questo tipo di fratture è competenza specifica del chirurgo maxillo-facciale. Esso si articola in tre fasi: 1) esposizione; 2) riduzione e 3) contenzione. Per esposizione si intende l’accesso chirurgico alla rima fratturativa mediante incisioni cutanee o mucose. Queste ultime vengono oggi eseguite in regioni nascoste, in modo che possano essere pressoché invisibili a guarigione avvenuta. Per riduzione si intende il riposizionamento delle ossa fratturate nella loro posizione originaria con riallineamento delle rime fratturative. Infine, con il termine contenzione o fissazione si fa riferimento alla stabilizzazione della frattura con l’utilizzo di placche e viti in titanio. Queste vengono poste a contatto dell’osso e, ad eccezione di rarissimi casi, non danno alcun problema nel post-operatorio e non devono essere rimosse. La degenza post-operatoria dipende dal tipo di frattura.
Chirurgia oncologica maxillo facciale

Durata intervento >Variabile / Anestesia > Generale

La chirurgia è spesso l’unica soluzione radicale per questo tipo di patologie, anche se nei casi indicati essa può essere preceduta o seguita da chemio e/o radioterapia. La prognosi in queste patologie è strettamente correlata con la precocità della diagnosi. Al minimo sospetto quindi è bene farsi visitare perché l’individuazione precoce della malattia è l’arma migliore che abbiamo tutt’oggi a disposizione per combattere contro le neoplasie. Il fumo di sigaretta e l’alcool sono i due principali fattori di rischio riconosciuti per il carcinoma del cavo orale. La terapia chirurgica non è cambiata concettualmente nel corso degli anni: bisogna in ogni caso eliminare la neoformazione patologica in margini sani e di sicurezza biologica, insieme, se indicato, con le stazioni linfonodali di afferenza. Ciò che è cambiato negli ultimi anni è stato l’avvento di nuove possibilità ricostruttive, che hanno permesso di arrivare a livelli di radicalità oncologica nella fase demolitiva non raggiungibili in passato. La ricostruzione è oggi nella gran parte dei casi affidata alla microchirurgia, che permette, con l’utilizzo di lembi liberi rivascolarizzati, un buon ripristino morfo-funzionale delle strutture asportate. Si tratta di lembi ossei (perone, cresta iliaca, scapola) o muscolo-cutanei (muscolo retto dell’addome, radiale), che vengono prelevati dalla loro sede dopo avere individuato il loro peduncolo vascolare. Quest’ultimo viene poi anastomizzato con tecniche microchirurgiche ai vasi disponibili a livello del collo e della faccia, consentendo quindi una rivascolarizzazione del lembo. La modellazione di questi lembi permette riabilitazioni morfo-funzionali migliori rispetto al passato.
Prelievi ossei preprotesici

Durata intervento > 60-240 min / Anestesia > Locale o generale

La moderna implantologia si definisce protesicamente guidata. In parole semplici l’impianto non va inserito dovunque ci sia osso, ma solo in siti specifici determinati da dove dovrà poi essere collocato il dente. In questo modo il risultato estetico e funzionale è migliore. Se c’è osso in abbondanza non c’è problema, ma se questo manca è necessario sostituirlo. Sebbene esistano molti sostituti ossei sintetici, l’osso autologo (della stessa persona) rimane ancora oggi il miglior materiale per la ricostruzione del mascellare e della mandibola nelle atrofie ossee.   Da dove può essere prelevato l’osso? Esistono diversi siti di prelievo per l’osso autologo, che andranno selezionati in base alla quantità di osso necessaria e alle preferenze del chirurgo e del paziente. Schematicamente atrofie non molto estese possono essere risolte con un innesto osseo prelevato dal ramo della mandibola, con incisioni tutte interne alla bocca. Quando è invece necessaria una grande quantità di osso, allora è meglio prelevare osso dalla cresta iliaca. Altri siti di prelievo, quali la teca cranica, la tibia, la tuberosità mascellare, la sinfisi mentoniera, potranno essere valutati di volta in volta, ma sono meno proposti dal chirurgo e meno accettati dal paziente. Come avviene l’intervento? Dipende dal sito di prelievo. Per il prelievo dall’angolo mandibolare non è solitamente necessaria l’anestesia generale. L’incisione è tutta interna alla bocca e con l’ausilio di frese e piccoli osteotomi si esegue il prelievo, che viene poi modellato nella stessa seduta operatoria e fissato con viti in titanio nella zona da ricostruire. Per il prelievo dalla cresta iliaca è invece necessaria l’anestesia generale. L’incisione viene effettuata molto lateralmente in modo che possa essere coperta d’estate dal costume. Passando tra i piani muscolari senza lacerarli, si arriva all’osso della cresta iliaca prelevandolo nella porzione mediale, in modo da lasciare il contorno esterno della cresta senza deformazioni. Normalmente non viene messo alcun drenaggio ed il paziente può mobilizzarsi dal giorno successivo. In caso di prelievo di quantità ossee rilevanti è consigliabile l’utilizzo di stampelle per una settimana.   Quanto dura l’intervento? Il tempo medio di un prelievo dall’angolo mandibolare è di circa 20 minuti, mentre il prelievo da cresta iliaca richiede circa 40 minuti.   Si può fumare dopo l’intervento? L’intervento di innesto osseo è controindicato nei fumatori. Il fumo fa aumentare esponenzialmente il rischio di esposizione e di infezione dell’innesto, con conseguente perdita dello stesso.   Dopo quanto tempo si possono inserire gli impianti? Occorre del tempo perché l’osso innestato si leghi saldamente all’osso mascellare o mandibolare. Questo tempo è solitamente di 4-6 mesi. Se si superano gli 8-10 mesi, data l’assenza di stimolo funzionale, l’osso innestato tende a riassorbirsi.
Grande rialzo di seno mascellare

Durata intervento >Il tempo medio dell’intervento è di circa 30 minuti. / Anestesia >locale

Per grande rialzo di seno mascellare si intende un innesto osseo che viene posizionato a livello del pavimento del seno mascellare allo scopo di aumentare la dimensione verticale mascellare posteriore e poter inserire impianti. Perché e quando va effettuato? Il grande rialzo di seno mascellare va effettuato quando è presente un’atrofia ossea mascellare posteriore in senso verticale. Con il passare degli anni e con la perdita degli elementi dentari, l’osso mascellare va in graduale progressiva atrofia. Il seno mascellare, che è la cavità aerea posta a lato del naso e superiormente agli elementi dentari, in seguito alla perdita dei denti e del loro stimolo funzionale sull’osso, si espande e riduce la quantità di osso sfruttabile per il posizionamento di impianti osteointegrati. Quali sostanze vengono impiegate? Le sostanze utilizzate possono essere diverse ed è stato dimostrato che osso alloplastico (sintetico), eterologo (da origine animale) o autologo (prelevato dalla stessa persona) sono quasi equivalenti in questo tipo di procedura. Come avviene l’intervento? L’intervento si realizza in anestesia locale. L’incisione viene tracciata a livello della mucosa della cresta alveolare con piccole incisioni di scarico laterali. Con una fresa diamantata o multilama viene realizzata una piccola finestra a livello della parete laterale del seno mascellare, senza assolutamente danneggiare la membrana che lo riveste. Quest’ultima viene poi delicatamente innalzata (rialzo di seno) ed inferiormente ad essa si inserisce il materiale da innesto. A volte è necessaria una membrana di collagene esternamente per proteggere il materiale innestato. A questo punto non resta che suturare. Quali avvertenze avere dopo l’intervento? Le avvertenze principali da osservare nel periodo post-operatorio sono fondamentalmente due: 1) Non fumare! 2) Non soffiarsi il naso per almeno due settimane, evitando anche altre manovre di compensazione delle vie aeree (aereo, elicottero, alta montagna, sforzi). E’ poi anche importante mangiare liquido/morbido e freddo per qualche giorno e non mettere la protesi che poggi direttamente sul sito del rialzo. Edema della guancia associato a leggero ematoma sono spesso presenti per qualche giorno dopo l’intervento. Dopo quanto tempo si possono inserire gli impianti? Occorre del tempo perché l’osso o il materiale innestato si trasformino in osso del paziente. Questo tempo è solitamente di 6-8 mesi. Se si superano i 10-12 mesi, data l’assenza di stimolo funzionale, l’osso innestato tende a riassorbirsi.
Implantologia

Durata intervento > 10-30 min / Anestesia > locale

L’implantologia orale endoossea è una disciplina chirurgica che consiste nel posizionamento nell’osso delle arcate dentarie, parzialmente o totalmente edentule, di radici artificiali in titanio. Queste, grazie ad un processo di integrazione biologica con il tessuto osseo del paziente (osteointegrazione), vengono poi utilizzate come base di sostegno degli elementi dentari protesici sostitutivi. E’ una metodica sicura? A partire dagli anni sessanta l’impiego degli impianti è stato documentato in oltre 10000 studi scientifici. I pazienti trattati ogni anno in Italia sono oltre 400000, per un totale di più di un milione di impianti. Studi a lungo termine hanno inequivocabilmente dimostrato che la percentuale di successo degli impianti dentali dopo 15 anni è superiore al 96%. Quali sono i vantaggi? Dal punto di vista estetico e funzionale i denti supportati da impianti sono spesso indistinguibili dai denti naturali. Il principale vantaggio rispetto ai ponti tradizionali consiste nel fatto che con gli impianti non è necessario limare i denti adiacenti per prepararli a supportare i nuovi denti. La protesi totale su impianti è inoltre più confortevole perché non vi è necessità di coprire il palato con il materiale della protesi, con evidenti ripercussioni positive sul modo di parlare e di mangiare. Ci sono delle controindicazioni? Sì. Costituiscono controindicazioni assolute all’implantologia la presenza di anemia grave, immunodepressione, disturbi della coagulazione e diabete non compensato. In caso di malattie cardiovascolari, respiratorie o del sistema muscolo-scheletrico vanno valutati individualmente i rischi. Il fumo di sigaretta rappresenta una controindicazione relativa, ma è assolutamente consigliabile astenersi dal fumo da almeno una settimana prima ad un mese dopo l’intervento, in particolare se si è fatto ricorso a tecniche di rigenerazione ossea. Esistono limiti d’età? L’unica limitazione di età è rappresentata dall’attesa del termine di accrescimento delle ossa mascellari (circa 16 anni per le femmine e 18 per i maschi). Non esistono limiti superiori d’età, compatibilmente con le condizioni generali. Cos’è l’implantologia protesicamente guidata? Fino a qualche anno fa l’obiettivo della chirurgia impiantare era quello di posizionare gli impianti nei mascellari “cercando l’osso”, ossia regolando l’asse dell’impianto in base alla quantità di osso disponibile. Il risultato era quello che i denti supportati da impianti con asse e profondità di inserzione non corretti erano sì funzionali, ma spesso non adeguati dal punto di vista estetico. Oggi, con l’ausilio di software dedicati e di particolari guide chirurgiche, gli impianti devono essere inseriti in zone ossee prestabilite e con assi precisi. L’implantologia viene dunque guidata dalla protesi e grazie ad una più precisa programmazione, possono essere raggiunti risultati estetici superiori. E se non c’è osso? A causa di traumi, resezioni chirurgiche o atrofie è talora assente l’osso alveolare mascellare necessario al posizionamento corretto degli impianti. Esistono oggi numerose tecniche di rigenerazione o di ricostruzione ossea. Si può far ricorso ad innesti di osso autologo, prelevato cioè dallo stesso paziente, oppure di materiale alloplastico. La rigenerazione ossea guidata con membrane e biomateriali, il grande e piccolo rialzo del seno mascellare, gli innesti ossei onlay ed inlay, la possibilità di effettuare osteotomie più complesse dei mascellari (inclusa la chirurgia ortognatica), la possibilità di allargare la cresta alveolare (splitcrest) sono solo alcune delle tecniche a disposizione del chirurgo per risolvere casi più complessi. Se le condizioni generali del paziente lo permettono e se non vi sono controindicazioni, si può oggi affermare che non esistono casi in cui gli impianti endoossei non possano essere inseriti. Gli impianti sono tutti uguali? No. Vi sono alcune ditte produttrici di impianti che hanno investito in ricerca ed offrono oggi superfici di rivestimento dell’impianto che abbreviano fino a 1 o 2 mesi i tempi di osteointegrazione (tempo necessario prima che l’impianto possa “essere caricato” con il dente definitivo). Purtroppo le ditte produttrici di impianti sono sempre più numerose ed alcune di esse, pur di produrre e commercializzare impianti a bassissimi costi, non offrono sempre prodotti scientificamente validati e garantiti. Quali sono le complicanze? Si tratta classicamente di un intervento molto semplice con scarsissima morbilità per il paziente, non scevro tuttavia da complicanze. Il mancato attecchimento dell’impianto è un evento possibile, ma molto raro in particolare in soggetti non fumatori. Le complicanze più gravi sono la sinusite mascellare, provocata da impianti parzialmente o totalmente inseriti nel seno mascellare, e la lesione del nervo alveolare inferiore, conseguente ad imperizia o ad errore di programmazione.

MEDICINA ESTETICA

Dermoabrasione

Durata intervento > 30 min / Anestesia >locale

La dermoabrasione è una procedura medico-chirurgica che consiste nel rimuovere gli stati più superficiali della pelle, permettendo la rigenerazione di una cute più giovane e regolare. Per quali inestetismi è indicata? La dermoabrasione può risultare molto utile nella correzione di molti inestetismi cutanei. L’applicazione più comune è la possibilità di ridurre la visibilità e l’estensione delle cicatrici, siano esse chirurgiche, da trauma o da acne. Inoltre può essere applicata in più ampie zone cutanee per ottenere un “resurfacing”, ossia una rimozione degli strati superficiali della pelle per permetterne la rigenerazione. E’ dolorosa? Solitamente no, ma la necessità di un’anestesia dipende dall’estensione della zona da trattare o dall’estensione di una cicatrice. Solitamente l’unica anestesia che si fa è quella con ghiaccio spray, spruzzato sulla zona da trattare subito prima della dermoabrasione. Come avviene il trattamento? Il trattamento viene realizzato passando delicatamente sulla zona da trattare una fresa rotante diamantata ad alta velocità. Il chirurgo muove lentamente la fresa accarezzando con essa la pelle ed abradendone gli stati più superficiali. La profondità è indicata dalla comparsa di piccoli vasellini del derma.
White peeling

Durata intervento > 10 min / Anestesia >nessuna

Il peeling è una tecnica dermo-estetica che consiste nell’applicazione di uno o più agenti chimici esfolianti allo scopo di provocare un danneggiamento selettivo e prevedibile della cute. Il Medical White Peel è un peeling composto e combinato utile per il trattamento di molti inestetismi del viso. Che differenza c’è tra peeling semplice, composto e combinato? Negli anni ’90 sono nati i primi peeling ad uso medico, nella cui soluzione era presente un solo agente esfoliante, ad esempio solo l’acido glicolico: essi venivano chiamati peeling semplici. Più recentemente sono stati introdotti i peeling composti, la cui soluzione è formata da un pool di agenti esfolianti. Il vantaggio rispetto al peeling semplice consiste nel fatto che vi può essere sinergia tra i principi attivi e si possono ridurre le concentrazioni dei singoli principi attivi con ridotta probabilità di eventi indesiderati. Un peeling combinato, infine, è la successione temporale, nella stessa seduta di trattamento, di due o più peeling, in modo da ottenere un effetto più profondo, riducendo però il rischio di effetti collaterali rispetto all’utilizzo di un solo peeling. Quali sostanze vengono impiegate? Il Medical White Peel consta di 2 fasi. La prima fase è un gel filante costituito da acido glicolico, acido salicilico ed acido lattico. L’acido glicolico ha un effetto epidermolitico e facilita il turnover cellulare. L’acido salicilico è cheratolitico ed antimicrobico. L’acido lattico è epidermolitico ed antisettico. La seconda fase è invece una crema bianca costituita da acido azelaico, acido salicilico, acido alfa-lipoico, alfa-bisabololo, arbutina e ascorbilpalmitato. L’acido azelaico presenta effetto anti-infiammatorio, dermopurificante, schiarente e sebo-riequilibrante. L’acido alfa-lipoico e l’ascorbilpalmitato hanno effetto antiossidante. L’alfa-bisabololo favorisce il trofismo cutaneo, ha azione schiarente, rigenerante e lenitiva. L’arbutina ha una duplice azione schiarente ed anti radicali liberi. Per quali inestetismi è indicato? E’ indicato per ridare lucentezza ad una pelle invecchiata (crono o photo-aging), nelle macchie (melasma e cloasma) e nella pelle impura a tendenza acneica. Quante sedute sono necessarie? Si consigliano sei o più sedute a seconda dell’inestetismo da trattare a 15 giorni di distanza l’una dall’altra. Raggiunto il risultato desiderato, si possono effettuare due sedute all’anno di mantenimento. Come avviene il trattamento? La prima fase del peeling viene applicata sul volto con un pennellino e fatta agire finché non si vede un leggero arrossamento cutaneo. Successivamente il paziente si sciacqua il viso con acqua. Viene quindi applicata la seconda fase in forma di crema, che va lasciata agire per 6-12 ore. Nei giorni successivi il peeling è necessario proteggere la cute con protezioni solari alte (50+) e creme ad azione idratante e lenitiva. Si formano desquamazioni e croste? E’ molto raro che accada. Nei peeling di vecchia generazione l’azione esfoliante è determinata dall’azione caustica dell’acido sull’epidermide, con formazione di desquamazioni e croste. Il White Peel non ha azione caustica, ma stimola lo strato basale dell’epidermide incrementando il turnover cellulare.
Biorivitalizzazione cutanea

Durata intervento >La durata della procedura varia a seconda della zona da trattare e della quantità di soluzione da iniettare. La durata media è di 10-20 minuti. / Anestesia > nessuna

La biorivitalizzazione cutanea è un apporto esogeno alla pelle di sostanze costituenti la pelle stessa, in modo da migliorarne l’idratazione e l’aspetto. Le sostanze vengono iniettate da un medico nel tessuto sottocutaneo. Quali sostanze vengono impiegate? Le sostanze utilizzate possono essere diverse e possono variare in base alla formulazione commerciale. La sostanza principalmente utilizzata è acido ialuronico a basso peso molecolare non cross-linkato. Non si tratta dello stesso acido ialuronico utilizzato nei filler, che invece è ad alto peso molecolare e cross-linkato in modo da impedirne la degradazione per mesi. L’effetto dell’acido ialuronico a basso peso molecolare è fondamentalmente un effetto igroscopico, ossia di richiamo di acqua. Esso cioè non serve a riempire le rughe, ma ad idratare la pelle. Come viene impiegata in Medicina Estetica? La biorivitalizzazione viene utilizzata per ringiovanire la pelle, reidratandola dall’interno e dandole un aspetto più luminoso. In quanto tempo si ha il risultato? L’effetto è praticamente immediato, ma all’inizio è lievemente mascherato dal gonfiore proveniente dalle infiltrazioni. A distanza di 2-3 giorni viene richiamata acqua da parte dell’acido ialuronico e l’effetto di idratazione è massimo. L’idratazione dura fin tanto che c’è l’acido ialuronico, che però essendo a basso peso molecolare viene degradato nel giro di poche settimane. Come avviene il trattamento? La soluzione della biorivitalizzazione viene iniettata nel tessuto sottocutaneo con un ago sottilissimo. Nell’immediato post-trattamento possono comparire un lieve rossore e gonfiore, che possono persistere per alcune ore. Non è necessaria alcuna medicazione. E’ pericoloso? L’acido ialuronico impiegato nella biorivitalizzazione è un costituente naturale della pelle ed è assolutamente biologicamente testato e sicuro. Per chi è indicato il trattamento? Per chi voglia ridare un aspetto più luminoso ed idratato alla pelle del viso e del decolleté. Non è un trattamento che mira a riempire le rughe, ma esso ha come obiettivo la lucentezza della pelle e la sua idratazione. L’infiltrazione è dolorosa? Solitamente no. Il fastidio varia in base alla zona da trattare e alla soglia individuale di percezione del dolore. Grazie all’utilizzo di aghi sottilissimi si avverte solo un minimo fastidio. Ci sono effetti collaterali? Subito dopo il trattamento sono comuni reazioni leggere che sono la naturale conseguenza delle iniezioni. Tra esse le più frequenti sono arrossamento, gonfiore, dolore, prurito ed ematoma. Generalmente queste reazioni si risolvono spontaneamente in poche ore. Qual è la differenza rispetto alla biostimolazione cutanea? Nella biostimolazione cutanea vengono forniti alla pelle i precursori dei costituenti cutanei e si stimola la cute stessa a produrre l’acido ialuronico e le altre sostanze che la costituiscono. Nel caso della biorivitalizzazione cutanea vengono fornite alla pelle delle sostanze preformate dall’esterno (acido ialuronico a basso peso molecolare).
Biostimolazione

Durata intervento >La durata della procedura varia a seconda della zona da trattare e della quantità di soluzione da iniettare. La durata media è di 10-20 minuti. / Anestesia > locale

La biostimolazione cutanea è una stimolazione interna della pelle ottenuta con sostanze che vengono iniettate da un medico nel tessuto sottocutaneo. Quali sostanze vengono impiegate? Le sostanze utilizzate possono essere diverse e possono variare in base alla formulazione commerciale. Le sostanze principalmente utilizzate includono: 1) la glucosamina solfato: si tratta di un precursore dell’acido ialuronico. Con essa presente nel tessuto sottocutaneo i fibroblasti hanno una maggior quantità di substrato per la produzione endogena di acido ialuronico. 2) I polidesossiribonucleotidi: sono frammenti di acidi nucleici estratti placentari. Grazie ad essi le basi nucleiche del DNA dei fibroblasti possono essere ricostituite e ricambiate con maggiore frequenza e di conseguenza si ha uno stimolo della replicazione e del ringiovanimento cellulare. 3) Anestetico locale: per ridurre il dolore durante l’infiltrazione. 4) Bicarbonato di sodio: per abbassare l’acidità della soluzione da iniettare e di conseguenza ridurre il bruciore durante le iniezioni. Come viene impiegata in Medicina Estetica ? La biostimolazione viene utilizzata per ringiovanire la pelle, rigenerandola e dandole un aspetto più levigato e vivo. L’azione avviene dall’interno perché si riattivano i fibroblasti cutanei (che producono collagene ed acido ialuronico) a livello cellulare e biochimico. In quanto tempo si ha il risultato? L’effetto immediato non è quello definitivo. All’inizio infatti si ha gonfiore delle parti in cui si è iniettata la soluzione stimolante. Nel giro di qualche ora questo edema scompare e al suo posto subentra spesso un po’ di rossore, segno di reazione della pelle. Il risultato definitivo si apprezza solo dopo 3-4 sedute di biostimolazione. Come avviene il trattamento? La soluzione della biostimolazione viene iniettata nel tessuto sottocutaneo con un ago sottilissimo. Nell’immediato post-trattamento possono comparire un lieve rossore e gonfiore, che possono persistere per alcune ore. Non è necessaria alcuna medicazione. E’ pericoloso? Tutte le sostanze impiegate nella biostimolazione sono assolutamente sicure. Va comunque avvertito il medico della possibilità di reazioni avverse agli anestetici locali. Per chi è indicato il trattamento? Per chi voglia ridare un aspetto più luminoso, compatto, levigato e giovane alla pelle del viso e del decolleté. Non è un trattamento che mira a riempire le rughe, ma esso ha come obiettivo la lucentezza della pelle e la sua qualità. L’infiltrazione è dolorosa? Solitamente no. Il fastidio varia in base alla zona da trattare e alla soglia individuale di percezione del dolore. Grazie all’utilizzo di aghi sottilissimi si avverte solo un minimo fastidio. Ci sono effetti collaterali? Subito dopo il trattamento sono comuni reazioni leggere che sono la naturale conseguenza delle iniezioni. Tra esse le più frequenti sono arrossamento, gonfiore, dolore, prurito ed ematoma. Generalmente queste reazioni si risolvono spontaneamente in poche ore. Qual è la differenza rispetto alla biorivitalizzazione cutanea? Nel caso della biorivitalizzazione cutanea vengono fornite alla pelle delle sostanze preformate dall’esterno (in particolare acido ialuronico a basso peso molecolare). Nella biostimolazione vengono invece dati alla pelle i precursori e si stimola la stessa a produrre i proprio costituenti. Il risultato della biostimolazione è dunque più duraturo.
Tossina botulinica

Durata intervento > 10 min / Anestesia >nessuna

La tossina botulinica blocca il rilascio di acetilcolina a livello delle giunzioni tra nervi e muscoli (placche neuromuscolari). L’acetilcolina è la sostanza che viene rilasciata dal nervo motore per trasmettere al muscolo l’impulso per la contrazione. L’effetto che ne deriva è l’indebolimento del muscolo nel quale la sostanza viene iniettata. E’ approvato il suo utilizzo in campo estetico? In Italia l’uso della tossina botulinica è stato autorizzato nel 2004 dal Ministero della Sanità. Al di fuori dell’ospedale si può utilizzare un solo tipo di farmaco che si chiama Vistabex. Gli specialisti autorizzati al trattamento sono i chirurghi maxillo-facciali, i chirurghi plastici, i dermatologi, i neurologi e gli oculisti. Quali rughe possono essere trattate? La massima efficacia si ha nelle rughe glabellari (tra le sopracciglia e alla radice del naso), nelle zampe di gallina e nelle rughe orizzontali della fronte. Per chi è indicato il trattamento? E’ indicato per il trattamento delle rughe da espressione (dinamiche) che si formano in seguito alla ripetuta e tonica contrazione dei muscoli della fronte e dei corrugatori del sopracciglio. Indebolendo I muscoli, le pieghe della pelle sovrastante non si formano più e le rughe si attenuano fino a scomparire. Come avviene il trattamento? La proteina viene diluita e somministrata in modo semplice e rapido all’interno dei muscoli responsabili delle rughe mediante poche microiniezioni con una siringa dotata di un ago sottilissimo. E’ pericoloso? La tossina botulinica è estremamente sicura quando viene utilizzata nel trattamento delle rughe del volto. Non sono riportati casi di allergie né reazioni sistemiche. E’ un farmaco impiegato da oltre 20 anni e, se usato nella maniera corretta e da specialisti competenti, è tra i farmaci più sicuri che si conoscano. Elimina tutte le rughe? No. E’ efficace contro le rughe di espessione ma non elimina le rughe causate dalla prolungata esposizione al sole e dal cronoinvecchiamento. Non sostituisce i fillers e può essere usata in combinazione con essi per ottenere un risultato migliore. L’infiltrazione è dolorosa? No. Grazie all’utilizzo di aghi sottilissimi si avverte solo un minimo fastidio e non è necessaria l’anestesia. L’effetto è immediato? No. Perché si possano rilassare completamente i muscoli interessati occorrono 3-7 giorni. Può essere utilizzata anche per ridurre l’eccessiva sudorazione? Si. L’”iperidrosi”, ossia l’eccessiva sudorazione alle mani, ai piedi o alle ascelle può essere efficacemente risolta con la tossina botulinica. Può essere associata ad altri trattamenti estetici? Sì. L’associazione con altri trattamenti come i fillers, il lifting o la blefaroplastica permette spesso di ottenere i migliori risultati estetici. Quanto dura l’effetto? L’effetto della tossina botulinica è temporaneo e dura da 3 a 6 mesi. Con il ripetersi delle iniezioni l’effetto è più duraturo. Cosa non fare dopo il trattamento? La proteina viene iniettata in zone precise. Al di fuori di queste, la sua migrazione può dare origine a problemi come per esempio la caduta della palpebra superiore. E’ perciò fondamentale non massaggiare la zona, non fare sport e evitare il trucco per le prime ore successive all’iniezione.
Filler a base di acido ialuronico

Durata intervento > 10 min / Anestesia > locale

L’acido ialuronico è un polisaccaride, cioè un tipo di zucchero, che esiste naturalmente nell’organismo come costituente principale del tessuto connettivo. Grazie alla sua particolare struttura chimica è in grado di trattenere acqua e conferisce alla pelle un aspetto idratato e giovanile. L’acido ialuronico utilizzato come filler è un prodotto sintetico identico a quello presente nel corpo umano, ma modificato nei legami chimici al fine di aumentarne la stabilità. Come viene impiegato in Medicina Estetica? L’acido ialuronico può essere utilizzato per il riempimento di solchi e rughe del viso oppure per rimodellare labbra e/o zigomi allo scopo di aumentarne la definizione ed il volume. Quanto dura l’effetto? L’acido ialuronico è un filler completamente riassorbibile. Oggi sono sconsigliabili e in larga parte vietati i fillers non riassorbibili a causa dei rischi e delle complicazioni che essi hanno dimostrato nel tempo. Il tempo di riassorbimento è variabile e individuale e dipende da vari fattori come l’età, il tipo di cute, il tipo di vita condotta (fumo) e la sede di impianto. La durata media è tra 4 e 7 mesi. Come avviene il trattamento? L’acido ialuronico viene iniettato nel derma con un ago sottilissimo. La profondità di iniezione è differente a seconda che si voglia eliminare una ruga, correggere il volume o definire il contorno labbra. Nell’immediato post-trattamento compare un lieve rossore che persiste per alcune ore. Non è necessaria alcuna medicazione. Quanto dura il trattamento? La durata della procedura varia a seconda della zona da trattare e della quantità di filler da iniettare. La durata media è di 10-20 minuti. E’ pericoloso? L’acido ialuronico è una sostanza naturale assolutamente sicura. Negli ultimi anni è stato utilizzato per fini estetici in milioni di pazienti ed esistono numerosi studi istologici e clinici che ne dimostrano la tollerabilità e l’efficacia. Per chi è indicato il trattamento? Chiunque voglia eliminare le rughe del viso, del contorno occhi (zampe di gallina) e rimodellare zigomi e labbra senza ricorrere alla chirurgia plastica ed estetica. L’infiltrazione è dolorosa? Solitamente no. Il fastidio varia in base alla zona da trattare e alla soglia individuale di percezione del dolore. Grazie all’utilizzo di aghi sottilissimi si avverte solo un minimo fastidio ed in molti pazienti non è necessaria l’anestesia. In pazienti sensibili è possibile effettuare un’anestesia locale che elimina totalmente il dolore (come quella praticata dal dentista) oppure si può utilizzare una crema anestetica per desensibilizzare l’area da trattare. Ci sono effetti collaterali? Subito dopo il trattamento sono comuni reazioni leggere che sono la naturale conseguenza delle iniezioni. Tra esse le più frequenti sono arrossamento, gonfiore, dolore, prurito ed ematoma. Generalmente queste reazioni si risolvono spontaneamente in poche ore. L’effetto è immediato? Si. Anche se bisogna considerare che il risultato definitivo si vede a circa 2-3 giorni dal trattamento. Può essere associato ad altri trattamenti estetici? Sì. Può essere associato sia ad altri trattamenti iniettivi (tossina botulinica), sia ad interventi chirurgici come il lifting o la blefaroplastica, la rinoplastica etc.
Lipofilling

Durata intervento > 60 min / Anestesia > Locale o generale a seconda delle preferenze del chirurgo e del paziente e a seconda della quantità di grasso necessaria

E’ un intervento chirurgico che ha come obiettivo il riempimento di regioni facciali depresse o infossate mediante l’utilizzo di grasso autologo, ossia prelevato dallo stesso paziente. Si tratta di una tecnica poco invasiva, che garantisce risultati affidabili, duraturi e naturali. Recentemente l’interesse verso questa tecnica sta crescendo sempre di più per la presenza di abbondanti cellule staminali nel grasso prelevato. E’ esperienza comune infatti che la cute sede del lipofilling venga rigenerata e rivitalizzata dopo questa procedura. L’effetto è spesso rilevante sia a livello di riempimento sia a livello cutaneo nel caso di cicatrici depresse. Da dove viene effettuato il prelievo? Il prelievo viene effettuato da zone di eccesso di tessuto adiposo (ottenendo dunque un duplice vantaggio…). Tipicamente il sito di prelievo più comune è l’addome, ma possono essere utilizzati anche i fianchi o le cosce. L’incisione per il prelevo è minima e prevede minuscoli taglietti all’interno dell’ombelico, necessari a permettere l’entrata della cannula da lipoaspirazione. Il grasso prelevato viene raccolto in appositi contenitori e centrifugato per un tempo e una velocità determinati. Si separano così il grasso e le cellule staminali da altre sostanze contenute nel prelievo. Dove viene innestato il grasso? Dovunque ce ne sia bisogno. Le regioni del viso che con l’età o per malattie particolari tendono a “svuotarsi” sono la regione zigomatica e quella dei solchi nasogenieni. E’ possibile anche riempire la zona perioculare o sfrutture il grasso per una profiloplastica. La valutazione della sede e della quantità dell’innesto deve essere fatta caso per caso e programmata prima dell’intervento. Quanto dura il periodo post-operatorio? L’intervento non è particolarmente doloroso ed il fastidio va via normalmente nel giro di una settimana. All’inizio il risultato è in parte mascherato dal gonfiore e da possibili ematomi, ma nell’arco di 2 settimane si comincia ad apprezzare il risultato definivo.
Revisione da cicatrici

Durata intervento > 30-90 min / Anestesia > locale o generale a seconda della cicatrice

La revisione di cicatrici consiste nell’asportazione chirurgica di una cicatrice inestetica. Non si tratta di eliminare del tutto una cicatrice, ma di sostituirla con una più estetica. Il bisturi non è una bacchetta magica e dove passa lascia il segno. Tuttavia, una sutura estetica e particolari plastiche per ridistribuire la tensione sulla cicatrice permettono di migliorarne l’aspetto nella maggior parte dei casi. In caso di cicatrici molto superficiali si può far ricorso al peeling o alla dermoabrasione.
Lifting

Durata intervento > 120-240 min / Anestesia > generale

Il lifting, dall’inglese “tirare su”, è una procedura chirurgica, chiamata più correttamente ritidectomia, che consiste nella distensione di cute e tessuti rilassati a causa dell’effetto nel tempo della forza di gravità. Quanti tipi di lifting esistono? Esistono molti tipi di lifting. Essi possono essere superficiali o profondi, coinvolgendo la sola pelle o anche il tessuto fatto di muscoli, grasso e connettivo che viene in gergo chiamato SMAS (Sistema muscolo-aponeurotico superficiale). Inoltre il lifting può riguardare zone cutanee diverse: si va dal lifting frontale al lifting temporo-zigomatico, dal lifting cervico-facciale a quello medio-facciale. Qual è il lifting migliore? Impossibile generalizzare. Ogni paziente è diverso dall’altro e diverse sono le necessità cliniche. Il lifting più classico è quello cervico-facciale, che è indicato quando il rilassamento cutaneo e muscolo-cutaneo sia più evidente a livello del terzo inferiore del viso e del collo. Il lifting frontale oggi si tende a farlo sempre meno perché, fatta eccezione per casi di estrema sovrabbondanza cutanea, con la tossina botulinica si ottengono risultati spesso sovrapponibili. Un tipo di lifting sempre pià utilizzato recentemente è il lifting medio-facciale: esso prevede incisioni simili a quelle della blefaroplastica inferiore e permette di riposizionare verso l’alto tutti i tessuti rilassati della guancia, con il duplice effetto di riempimento della regione zigomatica e di riduzione dei sochinaso-genieni. Il risultato è naturale? Dipende dal chirurgo. I risultati innaturali rappresentano un insuccesso ed una cattiva pubblicità per tutta la chirurgia plastica facciale. E’ un intervento semplice? Niente affatto. Spesso il paziente tende a sottovalutare questo tipo di intervento utilizzando espressioni come “tiratina” o similari. Il lifting è un intervento complesso che può avere complicazioni più o meno gravi, soprattutto in pazienti fumatori. Le incisioni sono di solito ben nascoste, ma lunghe (nel caso del lifting frontale e cervico-facciale). Si esegue in anestesia generale? Si, a meno che non si eseguano delle tecniche mini invasive limitate a piccole regioni cutanee. E’ doloroso? Solitamente no. Per due o tre giorni dopo l’intervento l’edema (gonfiore) è importante e fastidioso, ma si risolve spontaneamente in 7-10 giorni.
Protesi zigomatiche

Durata intervento > 120 min / Anestesia >generale

L’ipoplasia malare, ossia il deficit di proiezione della regione zigomatica, a volte rappresenta un inestetismo importante, alterando la proporzione armonica del viso. Le protesi zigomatiche sono materiali alloplastici (sintetici) che vanno ad incrementare il volume e la definizione della regione zigomatica. Che tipo di materiale si utilizza? I materiali costituenti le protesi sono fondamentalmente di due tipi: silicone e polietilene al alta densità (Medpor). La differenza è sia nella consistenza sia nel posizionamento chirurgico. Mentre infatti le protesi in silicone devono essere inserite in “tasche” realizzate nei tessuti molli della regione zigomatica, le protesi in Medpor vengono invece poste a contatto con l’osso zigomatico e fissate ad esso con viti in titanio. Mentre le protesi in silicone con il tempo possono dislocarsi e spostarsi verso il basso seguendo la discesa gravitaria dei tessuti molli della faccia, la protesi in Medpor non può spostarsi perché ancorata all’osso. In cosa consiste l’intervento? L’intervento si esegue effettuando un’incisione all’interno della bocca, a livello del fornice gengivale superiore. Nel caso della protesi in silicone, essa viene inserita nei tessuti molli ed in genere fissata con un punto che fuoriesce all’esterno della guancia (che viene rimosso dopo qualche giorno). Nel caso della protesi in Medpor, essa viene fatta aderire all’osso sottostante e fissata con una o più viti in titanio. Si può associare ad altri interventi? Si. Frequentemente l’alterazione estetica facciale non riguarda solo la regione zigomatica, ma si può associare ad alterazione estetica del naso e della regione mascellare e mandibolare. Può essere allora associata a chirurgia ortognatica, e settorinoplastica. In generale con la combinazione di più interventi si tende a migliorare soprattutto il profilo del paziente. In questi casi si può parlare di “profiloplastica”. Quanto dura la degenza post-operatoria? La dimissione è di solito possibile già il giorno successivo all’intervento. E’ necessario assumere antibiotici specifici per una settimana per evitare infezioni del materiale protesico. I punti di sutura endorali vengono solitamente rimossi dopo circa dieci giorni. L’edema (gonfiore), un lieve arrossamento, piccoli ematomi e una riduzione momentanea della sensibilità della regione della guancia, sono conseguenze comuni dell’intervento, ma si risolvono spontaneamente in qualche giorno.
Profiloplastica

Durata intervento > variabile / Anestesia > generale

La profiloplastica è un termine improprio che indica un’alterazione chirurgica del profilo del volto. E’ l’insieme di diverse procedure chirurgiche che possono essere associate anche nello stesso intervento a seconda dei casi e delle necessità. Gli interventi che maggiormente sono in grado di modificare il profilo di un volto sono: la rinoplastica, la genioplastica, le protesi zigomatiche, la chirurgia ortognatica. Non ha senso parlare di profiloplastica come se si trattasse di una determinata procedura chirurgica: meglio considerare i singoli interventi (associabili) necessari ad ottenere un’armonia del viso, non solo di profilo…
Otoplastica

Durata intervento > 120 min / Anestesia >locle con sedazione o generale

E’ un intervento chirurgico che ha come obiettivo quello di modificare la forma delle orecchie. A volte esistono malformazioni gravi del padiglione auricolare, ma la grande maggior parte dei pazienti si rivolge al chirurgo per la correzione di orecchie ad ansa, dette comunemente “orecchie a sventola”. Quando? Spesso le orecchie a sventola rappresentano un inconveniente sociale ed un problema psicologico. E’ uno dei pochi casi in chirurgia plastica facciale in cui è moralmente lecito intervenire sui bambini (5-6 anni) prima dell’ingresso nella scuola elementare, in modo da evitare che essi vengano presi in giro dai compagni di scuola. In ogni caso la maggior parte dei pazienti sono adulti. Come si esegue l’otoplastica? Sebbene sembri semplice “attaccare” l’orecchio, vi è una grande quantità di tecniche sviluppate da diversi autori. Bisogna valutare qual è la porzione del padiglione auricolare deformata (antelice, lobo, conca auricolare…) e correggerla. L’incisione viene eseguita da dietro l’orecchio ed è praticamente invisibile. Quanto dura il periodo post-operatorio? L’intervento può essere eseguito in locale o in generale a seconda delle preferenze di chirurgo e paziente. L’intervento non è particolarmente doloroso ed il fastidio va via normalmente nel giro di una settimana. I punti di sutura vengono rimossi dopo 10-14 giorni. E’ consigliabile un periodo di riposo di almeno 10 giorni. Per 2 mesi (inizialmente notte e giorno, poi solo di notte) va indossata una fascia contenitiva. Quali le possibili complicanze? Il rischio principale nell’otoplastica è che non si ottenga una perfetta simmetria tra i 2 lati. Questo a volte è solo temporaneo in quanto un ematoma post-operatorio potrebbe alterare la forma dell’orecchio. Infezioni e cicatrici ipertrofiche o cheloidee sono estremamente rare in questo tipo di intervento.
Blefaroplastica

Durata intervento >La durata media di una blefaroplastica superiore ed inferiore è di circa un’ora e mezza. / Anestesia >Per quanto riguarda la blefaroplastica superiore è consigliabile l’anestesia locale. Nel caso della blefaroplastica inferiore combinata alla superiore dipende dal singolo caso e dalle preferenze del paziente.

La blefaroplastica è la chirurgia delle palpebre. Essa ha obiettivi sia estetici che funzionali. Dal punto di vista estetico con questo tipo di intervento si possono eliminare inestetismi importanti quali le “borse” o ernie adipose sottopalpebrali, palpebre ptosiche o cadenti e cute sovrabbondante e rugosa. Per quanto riguarda la funzione, si può correggere la lassità della palpebra inferiore con eversione del bordo palpebrale inferiore (ectropion) oppure correggere una caduta (ptosi) della palpebra superiore che può essere causa di limitazione del campo visivo. Quali sono gli obiettivi dell’intervento? L’obiettivo primario dell’intervento è l’eliminazione dell’inestetismo nel rispetto della funzione e dell’armonia facciale, evitando in ogni caso di produrre “occhi chirurgici” o “sguardi innaturali”. Quali incisioni sono necessarie? L’intervento si esegue effettuando delle incisioni che a guarigione avvenuta risultano praticamente invisibili. Per quanto riguarda la palpebra superiore l’incisione cade nel solco palpebrale, mentre nel caso della palpebra inferiore vi sono 2 possibilità: subito inferiormente alle ciglia (incisione subciliare) oppure dall’interno della palpebra inferiore (incisione transcongiuntivale). Come si esegue l’intervento? Per quanto riguarda la palpebra superiore è quasi sempre necessaria l’asportazione di una porzione di cute che viene accuratamente determinata subito prima dell’intervento effettuando dei disegni con un pennarello dermografico. La quantità di grasso da eliminare può essere più o meno rilevante. Nel caso invece della palpebra superiore la quantità di cute da asportare deve essere estremamente conservativa per evitare che la cicatrizzazione successiva all’intervento possa “tirare in basso” il margine palpebrale inferiore e produrre un ectropion. Anche per quanto riguarda l’asportazione del grasso della palpebra inferiore oggi si tende ad essere abbastanza conservativi. Pur eliminando infatti la porzione che costituisce le borse, esso può essere in parte utilizzato per colmare il solco sottopalpebrale, che quasi sempre è troppo accentuato e pone in risalto le “occhiaie” nei pazienti che necessitano di blefaroplastica. L’obiettivo del chirurgo? Migliorare, ringiovanire ed alleggerire lo sguardo del paziente, con l’obiettivo primario di ottenere aspetti naturali ed armonici, che non sappiano di “rifatto”.
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